Ideali e azioni per la collettività

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Questo blog ha la funzione di portare all’attenzione di tutti coloro che vogliono spendersi per una Capo d’Orlando più libera, vivibile e all’insegna del pluralismo, fatti azioni e proposte concrete per far si che questa terra possa sfruttare al meglio tutte le potenzialità che una natura generosa gli ha riservato.

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Una società che dà i numeri:

Siamo gli attori diretti e, in quanto tali, contribuiamo al nascere e morire di equilibri-squilibri che si articolano in questo mondo.

Un Comitato spontaneo nato non solo per informare, ma soprattutto per stimolare la conoscenza e la consapevolezza, riflettendo sull’intelligenza artificiale, che in qualche modo ci organizza e ci controlla attraverso un’abile applicazione della matematica all’informatica, ormai diventata il nostro “pane quotidiano”. Si parla tanto dei cosiddetti “algoritmi”.

Come e quando è nato l’algoritmo? E come si è adattato, o addirittura specializzato, alla definizione della nostra esistenza? È diventato il nucleo centrale di qualsiasi applicazione informatica, cervello elettronico o apparecchio di calcolo intelligente che sia.

Tutt’ora non disponiamo di una definizione di tale concetto che sia formale e non tecnica, accontentandosi dunque dell’idea intuitiva di algoritmo come: “una sequenza ordinata e finita di passi (operazioni o istruzioni) elementari che conduce a un ben determinato risultato in un tempo finito”.

Dal bene comune al clima, dall’energia al giornalismo, dai rifiuti alle emergenze ambientali sono tante le loro applicazioni. Capire il cambiamento, raccontare le novità, prospettare nuovi scenari lavorativi, analizzare le professioni del presente e dell’immediato futuro, formare i professionisti dell’informazione del domani. Per scoprire tutto sugli algoritmi, la loro storia, le prime applicazioni e quelle odierne, quali sono quelli “buoni” e quali quelli “cattivi”, oltre che le implicazioni sociologiche del loro uso: tutto questo e molto altro sono gli obbiettivi del Comitato spontaneo.

Formare un gruppo di unità d’intenti è alquanto complesso, ma i benefici che se ne possono trarre ne fanno indubbiamente un’arma vincente.

Da soli non ci si salva !!  

  con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

                 accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volontari per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere

Abbiamo dei progetti ! non vogliamo creare l’atmosfera simile a quella descritta da Gino Paoli in una sua canzone: eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo !

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Organizzazione – tel. mob. 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it

 

il più grande nemico dell’innovazione sociale.

Oggi la politica ci mette del suo e prova a disgregare la società - anziché aiutare a rigenerare le comunità. Se non è la politica che lascia spazio ! è la comunità che deve prenderselo: La comunità nasce dove lo Stato si ritrae. E lì, nel suo autodeterminarsi, si fa politica. Perché genera domanda di beni nuovi, diversi.  Noi dobbiamo avere voglia di beni pubblici, per cambiare le cose.

Spesso ci si irrigidisce su una posizione, ci si fissa su una scelta che si vuole effettuare, ma che spesso non è realistica, non è libera perché frutto di condizionamento o mode transitorie, sarebbe opportuno cambiarla !  la mente tenderà a preservarla ! quindi anche se ci si espone a informazioni che ne discutono l’attendibilità, che evidenziano come sia inopportuna, la mente si irrigidisce ulteriormente, si oppone cercando argomentazioni a proprio sostegno.

È più facile che si compia una scelta ottimale, che si agisca con equilibrio, se si parte da una posizione di neutralità piuttosto che da una posizione già molto marcata, sia in senso negativo che positivo.

Frasi....un verdadero viaje no consiste en buscar nuevos paisajes, sino en tener nuevos ojos

Dato che le regioni dell’UE fanno oggi più che mai parte di un mondo globalizzato, dovranno affrontare la futura sfida di riuscire a concorrere a livello globale con altre potenze economiche più avanzate ed emergenti. Di conseguenza, devono determinare in che modo diventare più resilienti e concorrenziali per mezzo di azioni concrete a livello europeo, nazionale e locale, garantendo al contempo la condivisione dei benefici apportati dalla globalizzazione.

Molte regioni europee si trovano in una buona posizione per sfruttare le opportunità offerte dalla globalizzazioneIl documento di riflessione sulla globalizzazione della Commissione ha sottolineato l’ampliamento del divario in fatto di competitività e innovazione tra alcune regioni avanzate dell’UE e altre più deboli.

In Europa meridionale, centrale o orientale, infatti, esistono ancora regioni vulnerabili. L’innovazione è riconosciuta come uno dei principali motori economici per stimolare l’occupazione. L’individuazione del potenziale innovativo di queste regioni e la focalizzazione sul consolidamento dei loro punti di forza locali, sulla riduzione del divario di sviluppo e sull’impulso alla competitività possono contribuire al rafforzamento della resilienza alla globalizzazione.

Formare un gruppo di unità d’intenti è alquanto complesso, ma i benefici che se ne possono trarre ne fanno indubbiamente un’arma vincente.

Da soli non ci si salva !!  

  con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

                 accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volontari per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere

Abbiamo dei progetti ! non vogliamo creare l’atmosfera simile a quella descritta da Gino Paoli in una sua canzone: eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo !

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI

Dalle visioni alle strategie, dalle strategie ai progetti - alle realizzazioni.

Organizzazione – tel. mob. 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it

 

competere – analisi e momenti di discussione – affrontiamoli ora !

Vogliamo insieme dare una visione al futuro, un metodo per affrontarlo, elaborare idee e proposte per aumentare le libertà e la prosperità dei cittadini.

 Cosa sta succedendo e quali le risposte alle trasformazioni economiche e sociali in atto?

In un mondo globalizzato e digitalizzato dove uomini e oggetti sono perpetuamente connessi tra di loro, sembriamo incapaci di fornire un’analisi dei fatti e di conseguenza risposte adeguate ai bisogni dei cittadini. Vogliamo provare a fornire una nuova prospettiva, una cornice metodologica che ci consenta di comprendere i fenomeni e di produrre risposte efficaci per migliorare la convivenza dei cittadini.

Organizzare momenti di discussione con esperti il cui obiettivo è quello di creare un ecosistema che favorisce l’innovazione e la libera iniziativa. Riconoscere i problemi, osservare i fenomeni, interpretarli per elaborare soluzioni ed alternative efficaci e misurabili. Questo è il nostro intento, le soluzioni che vogliamo raggiungere devono essere sempre originali, per trovarci nella condizione di anticipare la competizione, stupire il mercato e soprattutto determinare il cambiamenti.

Allenarsi per il Futuro.

Idee e Strumenti per il Lavoro che Verrà

Che lavoro faranno i nostri figli ? Non lo sappiamo perché quel lavoro non è stato ancora inventato. Certamente è urgente ripensare i modelli didattici e formativi in funzione delle profonde trasformazioni del mercato del lavoro. Come sarà la Scuola del futuro?

Questa è la domanda a cui dare una risposta urgente.

Le occupazioni di domani, nascono da un’analisi attenta ed efficace delle radicali trasformazioni del mercato del lavoro, ipotizzando le competenze di oggi e di domani,  che la scuola non sembra ancora aver colto, né tanto meno essere in grado di fornire.

Dobbiamo dunque lavorare ad un cambiamento forte ed impellente anche in merito ai modelli didattici e pedagogici, troppo obsoleti rispetto alle richieste stringenti del mercato.

Essere CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTI: sono queste le tre principali attitudini attorno alle quali deve essere strutturata l’attività d’insegnamento, in un contesto nel quale il sapere è facilmente accessibile e condivisibile attraverso la rete e le tecnologie.

La scuola, insomma, deve necessariamente cambiare e diventare smart, ovverosia racchiudere in sé un mix di qualità molto più che apprezzabili: indispensabili. Devono cambiare le classi – quelle di oggi, frontali, sono obsolete – che devono aprirsi e trasformarsi in laboratori di sperimentazione e collaborazione. Anche il ruolo dell’insegnante deve essere ripensato: da tramite attraverso il quale apprendere a coordinatore a quello di guida e motivatore.

La scuola con la S maiuscola deve essere il luogo dove scoprire e provare a risolvere problemi, dove sbagliare e imparare a rialzarsi. Deve tornare a essere una palestra dove poter giocare e allenarsi. Perché è proprio lì, nella nuova scuola, che si inventano le professioni del futuro.

Allenarsi per il Futuro, proponendo la “classe intelligentela classe aperta”, riesce ad andare oltre il tradizionale dibattito attorno alla riforma della scuola, incentrata sull’organizzazione del lavoro e sulla pianificazione dei programmi, che tra l’altro negli anni ha prodotto risultati molto scarsi, per offrire invece un nuovo paradigma didattico e pedagogico, capace di rimettere al centro di tutto lo studente di ogni ordine e grado. Perché una cosa è certa: la scuola non può più essere un’istituzione separata dal resto della società, ed in particolare dal mercato del lavoro, ma oggi più che mai deve essere integrata come spazio dove allenare costantemente curiosità, creatività e intraprendenza, oltre che apprendere nuove conoscenze ed esperienze. Si tratta di saper accogliere le naturali dinamiche dell’evoluzione come avviene nel gioco dove chiunque può qualificarsi e riqualificarsi in funzione delle opportunità o delle esigenze del mercato del lavoro.

Industria 4.0 non è un oggetto da creare, ma un processo attraverso il quale le imprese ripensano e digitalizzano i loro processi produttivi. Il modo con cui saranno affrontate la strategia industriale e le policy di sviluppo determineranno il ruolo che il nostro paese giocherà a livello internazionale.

Formare un gruppo di unità d’intenti è alquanto complesso, ma i benefici che se ne possono trarre ne fanno indubbiamente un’arma vincente.

Da soli non ci si salva !!  

  con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

                 accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volontari per costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere

Abbiamo dei progetti ! non vogliamo creare l’atmosfera simile a quella descritta da Gino Paoli in una sua canzone: eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo !

CURIOSI - CREATIVI - INTRAPRENDENTIATTIVI

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Educazione Fiscale – per un futuro diverso – aperto agli investimenti e lavoro.

L’obiettivo - diffondere la cultura contributiva, intesa come “educazione” alla concreta partecipazione dei cittadini alla realizzazione e al funzionamento dei servizi pubblici.

Il mondo della scuola è sicuramente una delle sedi più indicate per trasmettere tale messaggio.

Si vuole quindi favorire il supporto all’educazione e alla convivenza civile, cercando di favorire sempre più l’inserimento degli studenti nella vita sociale e nel mondo del lavoro. Fondamentale per questo scopo risulta l’attività di informazione della materia fiscale anche nell’ottica del ruolo dei giovani quali futuri contribuenti offrire agli studenti nuove occasioni di apprendimento di concetti, metodi e linguaggi specifici; insegnare ad agire in modo autonomo e responsabile finanziariamente, inserendosi in modo consapevole nella vita sociale per far valere diritti e bisogni riconoscendo al contempo quelli altrui; consentire l’acquisizione delle competenze necessarie per selezionare le numerose e talvolta contraddittorie informazioni disponibili, fornendo regole comprensibili senza libere intepretazioni.

Siamo bravi a rispolverare i nostri sentimenti quando c’è da commemorare o da fare salotto. Dobbiamo tirare fuori le azioni e gli strumenti per interpretare criticamente l’informazione ricevuta nei diversi ambiti ed attraverso diversi strumenti comunicativi, valutandone l’attendibilità e l’utilità; sviluppare sensibilità  ed azioni solidali che sostengano una informata capacità di decidere e agire nel concreto per pianificare la vita futura anche in termini di valutazione dei rischi e di attivazioni di processi di prevenzione favorire la conoscenza delle informazioni finalizzate a sviluppare i giovani, attraverso la conoscenza del sistema, la cultura della legalità ed il senso di responsabilità civile e sociale che si connette all’esercizio della cittadinanza attiva.

Non vogliamo creare L’atmosfera simile a quella descritta da Gino Paoli in una sua canzone: eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo.

Siamo ai primi posti nel mondo per l’illegalità, l’evasione fiscale, l’inefficienza della giustizia, il consumo di suolo, la disoccupazione giovanile. Non si può continuare così, lasciando il paese nelle mani di furbi, affaristi e impuniti.

Soltanto con il coraggio e la coscienza civica si riuscirà a uscire da questa palude.

Per cambiare le cose e poterci salvare occorre anche una ritrovata coscienza civica. Che significa rifiuto di omologazione e conformismo, rifiuto di rassegnazione e quieto vivere. Significa coraggio (come costruzione sociale collettiva). Coraggio di denunziare quel che non va e di pretendere soluzioni adeguate. Coraggio di sostenere chi denunzia per non lasciarlo isolato e sovraesposto. Coraggio di essere coerenti: predicare moralitàe legalità, ma praticare strade opposte, rafforza sempre di più  quel che si dice di voler cambiare. Significa coraggio di progettare, senza inseguire sempre e soltanto le emergenze.

Coraggio che, nel rispetto della legalità, sappia andare oltre la legalità stessa, puntando alla giustizia: perché ciascuno possa sperare di avere il suo e perché le risorse possano essere più equamente distribuite.

Formare un gruppo di unità d’intenti è alquanto complesso, ma i benefici che se ne possono trarre ne fanno indubbiamente un’arma vincente.

Da soli non ci si salva !!  

  con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

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PROPOSTA DEL COMITATO TRAZZERA MARINA

PROPOPOSTA DA PARTE DEL COMITATO TAZZERA MARINA

Ad AMM/RI DI MAGGIORANZA ED OPPOSIZIONE DEL COMUNE DI CAPO D’ORLANDO.

SISTEMA PARTECIPATO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Intendiamo sviluppare una serie di attività con l’obiettivo comune di gestire il processo locale e di dotarlo degli strumenti necessari per la sua diffusione e per integrare la pianificazione con i principi di sostenibilità.

Il progetto può sintetizzarsi nelle seguenti fasi:

FASE 1 -Il processo strategico di coinvolgimento – coinvolgimento rappresentanza di partner istituzionali scolastici amministrativi – organizzazioni d’incontri con sociologi, psicologi – organizzazioni di seminari formativi – creazione di punti d’incontro per adesione agli obbiettivi da raggiungere – costruire strutture che dimostrino una sostenibilità nel tempo e che resistano a cambiamenti locali nel controllo politico – partnership con associazioni ed amministratori comunali.

FASE 2- Gruppi di lavoro tematici – Realizzazione dei workshop tematici di approfondimento delle problematiche condivise, propedeutici al Piano d’Azione – Stesura del Piano d’azione come elaborazione e integrazione dei risultati del workshop .

FASE 3- Costituzione di comitato tecnicosistema gestione di sostenibilità sociale – progetto, nel suo complesso, si propone, inoltre, costruire modulo per le differenti aree geografiche del territorio provinciale, che sia ripetibile ed adattabile nei Comuni e nelle realtà locali coinvolte -

FASE 4 -Creare un sito internet aggiornato sulle attività del progetto tale da garantire un’informazione costante al cittadino – Promuovere azioni a sostegno dell’informazione e partecipazione dei cittadini.

Formare un gruppo di unità d’intenti è alquanto complesso, ma i benefici che se ne possono trarre ne fanno indubbiamente un’arma vincente.

 

Da soli non ci si salva ! !

con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

Cerchiamo volontari percostruire un pezzo di mondo migliore, una piccola Comunità impegnata ad inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere

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Organizzazione – tel. Mob. 347-4629179 e-mail : comitato@trazzeramarina.it

 

 

 

 

Nuova Azione del Comitato Trazzera Marina

                                                     NON Siamo CONTRO
                                                   qualche cosa o qualcuno,
                                                         ma Siamo PER
affrontare le problematiche con serietà e responsabilità al fine di migliorare la qualità della vita di tutti e non essere alla mercé di decisioni calate dall’alto.

                                                  Perchè è nato il comitato ?

Il comitato nasce per tutelare l’interesse comune dei cittadini che spesso vivono con distacco scelte e azioni attuate da chi ci amministra.
E’ nostra intenzione risvegliare queste coscienze sospese per far si che si venga a creare una partecipazione propositiva e costruttiva alle decisioni che influenzano direttamente ed indirettamente il benessere collettivo.
Il comitato non assume posizionia prescinderema è per il dialogo e la partecipazione al fine di concorrere al raggiungimento di una soluzione che possa soddisfare tutti.

                                           Quale è il nostro attuale obiettivo

Ottenere la riqualificazione ambientale della zona demaniale conosciuta come “ex-Samps” collocata nel centro urbano di Capo d’Orlando e prospicente uno dei più belli lungomare d’Italia.

                                       Cosa proponiamo per l’area “Ex-Samps”

La nostra proposta è semplice: Trasformare l’area Demaniale degradata in una      superficie attrezzata fruibile alla collettività.

 3^ raccolta Firme per la richiesta

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Adesione attiva al comitato – Aderisci attivamente al comitato perché insieme possiamo dare voce alle esigenze della collettività.

la parola più gettonata dai politici in carica “populismo”

Vediamo dunque di capire perché il populismo è molto di più di un movimento popolare e perché ha senso temerlo.

A questo fine torniamo al “grido di dolore” di un popolo che soffre. Dice McCormick: “Durkheim disse una volta che il socialismo è il grido di dolore della società moderna. Il populismo è il grido di dolore delle moderne democrazie rappresentative.

Il populismo è inevitabile nei regimi politici che aderiscono formalmente ai principi democratici ma di fatto escludono il popolo dal governo”. Ecco dunque”: il populismo non ha come punto fondante questioni di redistribuzione economica o di giustizia sociale, ma questioni di gestione del potere politico: è dunque una contestazione radicale alla democrazia rappresentativa in vista di una gestione diretta del governo da parte del popolo.

Il quale se è economicamente oppresso dai pochi è perché non prende decisioni direttamente ma attraverso quei pochi che elegge. Quindi: il populismo si manifesta quando il popolo come entità sovrana c’è già e chiede che la sua autorità sia esercitata in maniera non indiretta.

Per McCormick dunque populismo si identifica con la democrazia diretta (ovvero assemblea aperta a tutti i cittadini; lotteria per selezionare i magistrati; tribunali composti da cittadini comuni) in un contesto in cui questa non c’è più.

Siccome nel nostro tempo questa forma di governo non può essere attuata come nell’Atene classica, è stata adottata la rappresentanza la quale, come Carl Schmitt e poi Bernard Manin hanno sostenuto (entrambi seguendo Montesquieu), è sinonimo di governo “aristocratico” o “oligarchico” ovvero dei pochi, in quanto fondato sulle elezioni.

In sostanza, ci dice McCormick, in una democrazia rappresentativa è fatale che sorga il populismo: il quale “è l’altra faccia della medaglia della normalità politica nelle repubbliche elettorali”. 

Ecco che siamo tornati a quanto sosteneva anche Laclau: il populismo si indentifica con la politica e con la democrazia nei governi rappresentativi. Delle due l’una: o la politica è ordinaria routine (politica dei pochi con il consenso dei molti) oppure è l’opposto e cioè populista (politica dei molti contri i pochi, con o senza il loro consenso visto che i molti hanno la maggioranza comunque).

ANNUNCIO PER COLORO CHE VOGLIONO SPENDERSI NEL TERZO SETTORE

Master di specializzazione

Temi e questioni del terzo settore e dell’impresa sociale 2017

http://www.euroconference.it/centro_studi_tributari/temi_e_questioni_del_terzo_settore_e_dellimpresa_sociale_2017?utm_source=criteo&utm_medium=displayRET&utm_campaign=retargeting#

SEDI E CITTÀ

Bologna -  Milano -  Venezia

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abbiamo bisogno di lavoro ed investimenti produttivi

Non abbiamo bisogno di sterili e fredde alleanze elettorali e di sigle che sommano le percentuali del voto.  Noi italiani non abbiamo bisogno di politici e di leader paurosi, a cui tremano le ginocchia. Non abbiamo bisogno di sommatorie di sigle di partiti rissosi e inconcludenti.

Abbiamo bisogno di ricostruire la fiducia nella politica nello Stato, nelle regole comuni.

Iniziate a parlare con noi, a sporcarvi le mani, a lavorare con noi per una nuova Italia. E’ con i Comitati ed associazioni non profirt del terzo settore che dovete parlare c’è bisogno di fare la storia e non di subirla. Egregi cittadini davanti alle sberle che ci arrivano, dobbiamo saper reagire con orgoglio, capacità, autorevolezza, talento e forza. Quella che hanno avuto i nostri padri e quella che abbiamo il dovere di insegnare ai nostri figli. Non dobbiamo e non possiamo più subire passivamente, dobbiamo pianificare una via di uscita che ci permetta di dare vita a un nuovo paese.

Ci piacerebbe anche vedere se tutti i signori che oggi ci chiedono di stare coesi, uniti e di continuare a pagare, senza neanche protestare, ci credono davvero in questo paese, dimostrandolo concretamente, mettendo cioè sul piatto invece delle chiacchiere, soldi veri. Sfidiamoli.

Chiediamo loro “quanti dei loro soldi sono disposti a scommettere su questo paese?” Chiediamo anche a loro se sono in grado di investire in proporzione come facciamo noi. Abbiamo bisogno di un sognoL’Italia è un paese meraviglioso pieno di energie di talento di cuore. Vogliamo dargli una prospettiva? Vogliamo speranze, vogliamo fiducia, vogliamo una nuova classe dirigente. Per ricominciare. Per ripartire di nuovo, per ridisegnare il nostro futuro condiviso. Per avere di nuovo una speranza da regalare ai nostri figli. Per tornare ad avere figli.

Siamo una società dove la giustizia non è l’arma dei giusti contro gli ingiusti, ma degli ingiusti contro i giusti. Andare in processo non è la minaccia di chi ha ragione e vuole avere giustizia, ma di chi ha torto e vuole insabbiare tutto. Non sappiamo far partire i processi, e non sappiamo farli funzionare. Non sapendo far funzionare i processi, non siamo in grado di punire la corruzione.

La nostra società ha ucciso la meritocrazia, la corruzione è dilagante. Siamo entrati nella crisi con una società dislivellata, con grande distanza tra ricchi e poveri. Ne usciremo (dicono ! quello che viene sia l’anno buono, ma in ogni caso faremo qualche passettino, tanto da sbloccarci, non certo una corsa) con dislivelli maggiori: quelli che prima della crisi guadagnavano di più, in stipendi o pensioni, con la crisi hanno guadagnato ancora di più. Chi stava bene sta meglio, chi stava male sta peggio. Non è una società viva e vitale. Una società è viva e vitale quando, nell’arco di una generazione, una fetta di quelli che hanno senza meritare, perdono, e una fetta di quelli che meritano senza avere, ottengono. Ebbene, non è la nostra società.

Formare un gruppo di unità d’intenti è alquanto complesso, ma i benefici che se ne possono trarre ne fanno indubbiamente un’arma vincente.

Da soli non ci si salva !!  

  con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

                         accelerare l’innovazione e sviluppare Il buon senso

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Italia & Italiani ! . . . . . . Vista dal grande Indro Montanelli

  • Il bello dei politologi è che, quando rispondono, uno non capisce più cosa gli aveva domandato.[19]
  • Il fascismo privilegiava i somari in divisa. La democrazia privilegia quelli in tuta. In Italia, i regimi politici passano. I somari restano. Trionfanti.[19]
  • In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere, perché è più comodo, un padrone da servire. Lo diceva Mussolini: «Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?
  • In Italia non c’è una coscienza civile, non c’è un’identità nazionale che tenga insieme uno Stato federale e garantisca la civile convivenza delle sue parti. Invece io vedo solo nell’Italia Cisalpina qualche barlume di coscienza civile e una vocazione europea. Altrove, invece, è un disastro difficile, se non impossibile, da rimediare. Spero proprio di sbagliarmi !
  • In Italia si può cambiare soltanto la Costituzione. Il resto rimane com’è !
  • La cultura, per un giornalista, è come una puttana: la puoi frequentare ma non devi ostentarla. La cultura si tiene nel cassetto. Il lettore non va trattato dall’alto in basso, ma preso per mano come un amico e portato dove vuoi.[30]
  • La cultura si è chiusa nella torre eburnea. Rimane lì, arroccata in sé stessa, perché ha orrore dei contatti col pubblico, si crede diminuita dai contatti col pubblico. Questa è la cultura italiana. È una cultura di cretini.[31]
  • La democrazia è sempre, per sua natura e costituzione, il trionfo della mediocrità.[32]
  • La depressione è una malattia democratica: colpisce tutti.
  • La nostra classe politica ha fatto del partito una specie di totem intoccabile e gli ha attribuito tutti i poteri, con in più un diritto: il diritto di abusarne.[37]
  • Le cose non sono importanti per quello che sono, ma per quello che uno ci mette.[38]
  • Le mie idee sono sempre al vaglio dell’esperienza e l’esperienza mi impone di rivederle continuamente.[39]
  • Mi accusano molto spesso di avere inventato degli aneddoti. È verissimo. Io ogni tanto invento quando devo descrivere un personaggio, specialmente negli incontri, io invento qualche aneddoto. Però sono sempre aneddoti funzionali, che servono a dimostrare quel certo carattere che mi sembra vero e di dover dimostrare.[39]
  • Mi avvio verso il mio capolinea con l’angoscia di portare con me le cose che ho più amato: il mio paese e il mio mestiere, temo che non mi sopravviveranno.
  • Posso solo dire che l’Italia del Cattaneo è quella che conserva qualche probabilità di salvarsi da questo degrado politico, culturale, morale, economico. E l’Italia del Cattaneo è quella Cisalpina. A nord del Po, e forse anche in Emilia, esistono tracce di coscienza civile e anche di classi dirigenti sane. Poi c’è un’Italia centrale, quella toscana e umbra e marchigiana, che conserva le sue peculiarità, i suoi caratteri spiccati che affondano le radici nell’Italia comunale e rinascimentale. Il resto è un disastro che non saprei come salvare. Del resto Cattaneo ci tentò, andò a Napoli e resistette qualche giorno. Poi si arrese e se ne tornò nella sua Lugano, nella sua Svizzera.[22]
  • Pur ricordandovi che la nostra regola è quella di non tener conto delle intemperanze altrui, specie dei politici, e di dire sempre la verità, tutta la verità, senza partito preso né animosità verso nessuno, vi autorizzo a comunicare al suddetto signore, se ve ne capita l’occasione, che l’unica «testa» in pericolo di cadere dopo il 5 aprile non è la vostra ma, casomai, la sua. E potete aggiungere, da parte mia, che non la considererei una gran perdita.
  • Pertini ha interpretato al meglio il peggio degli italiani.
  • Mussolini capì una cosa fondamentale: che per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno di essi una piccola fetta di potere col diritto di abusarne. Questo era il fascismo. Il fascismo aveva creato una gerarchia talmente articolata e complessa che ognuno aveva dei galloni: il capofabbricato, il caposettore… tutti avevano una piccola fetta di potere, di cui naturalmente ognuno abusava, come è nel carattere degli italiani.
  • Nella storia della nazione italiana io vedo pochi uomini all’altezza della qualifica di una destra illuminata che non solo accetta ma vuole le riforme. Un uomo di destra certamente io non credo che fosse Cavour, del resto il suo connubio lo dimostra, la sua disinvoltura nelle alleanze politiche lo dimostra. Certamente di destra era Ricasoli. Certamente era Sella. Certamente era Giolitti: uomo che dette il suffragio universale, e che riconobbe il diritto di sciopero. Questo è un uomo di destra. Certamente un uomo di destra era De Gasperi, senza dubbio. E, adesso non vorrei scandalizzare la gente, ma direi che uomo di destra per il concetto che aveva dello Stato e del potere era anche Togliatti. E questo dimostra che si può essere uomini di destra anche a sinistra. La destra è una regola di comportamento, una regola morale di comportamento.
  • Fonte: Wikiquote Indro Montanelli
  • Da soli non ci si salva !!  

      con il buonsenso possiamo costruire le condizione per condivisione e meritocrazia.

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    Organizzazione – tel. mob. 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it

una continua lotta di ripicche contrasti etc. ! ! ! ……. ecco perchè i comitati !

Viviamo in tempi incerti e difficili da decifrare, per i quali la storia del pensiero politico appare inadeguata. Non basta affermare che la verità è ormai in frantumi o che il nostro codice etico è messo in discussione, in quanto la perdita di un modello binario di pensiero – sinistra-destra, giusto-sbagliato, crescita-recessione, ecc. – non permette più quelle distinzioni che presuppongono un’analisi logica. Siamo in balia dei movimenti imprevedibili di un meccanismo finanziario creato da noi, e tuttavia a noi stessi incomprensibile.-
Mentre la Politica può essere ridotta a una serie di facili slogan, la Religione assume forme estreme, agghiacciante parodia delle certezze di un’epoca oramai andata e la Scienza è messa a servizio del capitale, “l’Arte” rimane un’incognita indecifrabile, forse simile alla natura caotica e indecifrabile del meccanismo finanziario che, senza saperlo, esercita il suo controllo su di noi.

 Il compito, dunque, dei comitati socialmente impegnati è quello di conservare l’elemento astratto e inafferrabile che è l’essenza dei diritti doveri dei cittadini, in modo da adattarli ai meccanismi di vita vissuta fornendo contemporaneamente risposte concrete ai problemi sociali attraverso il confronto nell’incontro.

Uniamoci per debellare azioni ingegnose, accorgimenti basati sulla finzione e sull’inganno che consentono di evitare rischi, per cavarsela in situazioni pericolose, per raggiungere un sottobosco di umanità dedita al sotterfugio alla connivenza all’espediente più bieco per centrare obiettivi più o meno leciti -

Comunicazione, welfare, educazione, meritocrazia, usiamoli - l’apparente autonomia dell’arte per creare canali di comunicazione originali e alternativi, che eludano gli attuali  problemi del mondo politico e sociale ci sono.Il comitato è un ente, previsto dall’ordinamento giuridico italiano, che persegue uno scopo altruistico, generalmente di pubblica utilità, ad opera di una pluralità di persone che, non disponendo dei mezzi patrimoniali adeguati, promuovono una pubblica sottoscrizione per raccogliere i fondi necessari a realizzarlo. Esempi sono i comitati di soccorso o di beneficenza e i comitati promotori di opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti etc.

 Dare vita ad un Comitato di cittadini, ad un gruppo associato attivo. E’ un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione e si può esercitare anche in modo “spontaneo”, cioè semplicemente trovando un nome, fissando gli obiettivi e riunendosi periodicamente. Nel caso di aggregazione spontanea, l’associazione non avrà però una personalità giuridica autonoma, il che significa che non potrà -ad esempio- ricevere contributi da enti pubblici - Questo siamo in questa fase noi.

Da soli non ci si salva !!  

Organizzazione – tel. mob. 347-4629179  e-mail : comitato@trazzeramarina.it